26/11/25

Con questo articolo mi ripropongo di condividere la visione del grounding come “cantiere del benessere”, costituito dai vissuti relativi alla sicurezza come radicamento biopsicosociale, al piacere di essere vivi e alla padronanza di sé come capacità di avere accesso alle proprie risorse. La ricchezza generativa del grounding è dimostrata, per esempio, dal fatto che nell’attuale svolta corporeo-emozionale in ambito psicoterapeutico tutti gli approcci lo stanno acquisendo nella sua forma basica di posizione in piedi con attenzione al rapporto con il suolo. Ma il grounding è molto più di questo, infatti, nel processo creativo loweniano rappresenta l’incarnazione della capacità dell’Io adulto di gestire le polarità psico-corporeo-relazionali. Proprio in relazione a questo significato energetico-sistemico il grounding, di fatto, costituisce da sempre il marchio del nostro approccio.

La visione suddetta fornisce, a mio avviso, la cornice necessaria per sviluppare il tema espresso nel titolo, ovvero, per comprendere come l’aggressività costruttiva e la tenerezza vitale possano essere considerate, a ragione, frutti del grounding. Nella sua dimensione essenziale, infatti, il grounding si sostanzia dell’integrazione tra il vissuto della percezione dei punti in appoggio e del vissuto della mobilità del diaframma toracico come motore principale della funzione respiratoria. Enfatizzare la ricezione delle sensazioni provenienti dalle parti del corpo che ricevono il sostegno del suolo significa sviluppare l’identificazione con l’apparato muscolo-scheletrico, attraverso il quale percepiamo l’energia vitale nel suo aspetto aggressivo, nel senso di capacità di agire. Enfatizzare la ricezione della mobilità del diaframma toracico nella respirazione, con la sua azione di contatto e mobilizzazione del canale viscerale, composto dagli apparati respiratorio, digerente e uro-genitale, significa sviluppare l’identificazione con la visceralità, attraverso la quale percepiamo l’energia vitale nel suo aspetto tenero, nel senso di capacità di sentire.

Occorre ricordare che Lowen, nel momento in cui utilizza i termini di “aggression” e di “tenderness” manifesta la sua creatività nel riconcettualizzarli. Ricordiamo anche che Lowen fa la stessa cosa con il termine “grounding”, termine ben presente nella lingua inglese con il significato di “tenere i piedi ben piantati per terra”. Come è noto, la riconcettualizzazione di termini di uso comune è uno degli aspetti pregnanti di ogni pensiero originale. Vediamo come lavora Lowen su entrambi i termini. Affrontando la sua opera di riconcettualizzazione, Lowen riprende l’etimologia latina del termine “aggressività”, derivante dal verbo “aggredior” ovvero “mi muovo verso”. Con questa mossa, il nostro intende dissolvere l’alone semantico che identifica l’aggressività con la violenza, e, considera la violenza una deriva dell’aggressività, quasi una sua deformazione, il più delle volte, sulla quale si può lavorare per riportarla, potremmo dire, in purezza, come spinta a esplorare il mondo collaborando con altri esseri umani in armonia con l’ambiente naturale.

Vediamo, ora, cosa succede con il termine “tenerezza”. Anche questo termine ha un alone semantico che Lowen non ritiene appropriato, infatti, soprattutto in una società afflitta dalla tecnoeconomia e dal neoliberismo, in cui occorre essere strenuamente competitivi, il termine viene letto con riferimento all’incapacità di competere, alla debolezza, al destino di perdenti. Se ci pensiamo, i due usi diffusi dei due termini corrispondono ai due disagi psicologici più diffusi: il primo, l’aggressività, all’ansia; il secondo, la tenerezza, alla depressione.

Lowen ci suggerisce, quindi, che i due disagi in questione sono l’effetto della polarizzazione dei due aspetti dell’energia vitale, mentre l’obiettivo fondamentale del lavoro bioenergetico, proprio grazie al grounding, è quello di coltivare il rapporto tra l’aggressività e la tenerezza in modo che facciano gioco di squadra, invece di boicottarsi a vicenda, confliggere, agire senza integrazione reciproca, appunto, polarizzandosi, e producendo in tal modo stati e comportamenti disfunzionali e disarmonici. Al contrario, quando aggressività e tenerezza si muovono in modo integrato, entrambe esprimono le loro competenze al meglio, grazie alla modulazione e alla complementarietà.

L’idea della modulazione reciproca di aggressività e tenerezza è tutt’uno con l’attenzione loweniana al lavoro con le polarità, come espressione della creatività umana, sulle orme della creatività della natura. Proprio in questa connessione tra creatività umana e creatività naturale si radica, per il fondatore del nostro approccio, il piacere di essere vivi, come vissuto della funzionalità del nostro organismo e accesso alla fonte profonda della spinta vitale nella parte più antica di noi stessi, quella più vicina alla natura. Per approfondire questo aspetto, occorre richiamare, anche se brevemente, il fatto che l’analisi bioenergetica fa parte di quel grande movimento culturale denominato “movimento di riscoperta del corpo” che ha avuto inizio, in Occidente, tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento e continua fino ai giorni nostri. Attualmente, la teoria polivagale di Porges sta fornendo riscontri a tutto questo proprio con la scoperta del sistema ventro-vagale.

Vediamo, ora, in sintesi, come aggressività e tenerezza si possono modulare reciprocamente in modo che l’aggressività si manifesti in modo costruttivo e la tenerezza in modo vitale. Ma prima proviamo a visualizzare un continuum, una linea che unisce i due poli dell’aggressività e della tenerezza, connotando la prima con il colore rosso e la seconda con il colore blu, come aveva fatto Lowen nel suo primo diagramma dei flussi energetici che scorrono nella parte posteriore del corpo (aggressività) e di quelli che scorrono nella parte anteriore (tenerezza), ne Il linguaggio del corpo. Nella parte centrale di questo spettro visualizziamo una zona in cui i due aspetti dell’energia vitale si incontrano e sviluppano la mescolanza adatta a produrre stati e comportamenti adeguati alla situazione.

In questo modo, l’aggressività potrà svolgere un ruolo di radicamento, protezione e rassicurazione rispetto alla tenerezza, anche pattugliando i confini e gestendo il rapporto con l’esterno, oltre che comunicando il suo ottimismo istintivo; mentre la tenerezza fornirà senso di empatia e di compassione, in maniera che l’aggressività non devii verso la distruttività. Ricordiamo anche che, se l’aggressività ha competenza sui rapporti con il mondo esterno e con la costruzione dell’esperienza dello spazio esterno, la tenerezza ha competenza sulla cura e sulla costruzione del mondo interno come intimità con noi stessi e con le persone con cui abbiamo relazioni significative. Inoltre, lo spazio interiore è il laboratorio in cui elaboriamo le esperienze fatte nel mondo esterno, esperienze che restano inutili senza tale elaborazione, dalla quale ripartono le esplorazioni esterne.

Concludo con un brano tratto da Bioenergetica (1983, p. 295): “La vita è movimento ed equilibrio a un tempo, o equilibrio in movimento. Questo equilibrio in movimento viene raggiunto mediante uno spostamento di carica, un alternarsi dell’eccitazione da un polo all’altro, dal piede destro al sinistro e viceversa, dall’inspirazione all’espirazione, dall’espansione alla contrazione, dalla coscienza del giorno all’incoscienza della notte. Quest’attività ritmica del corpo è l’unità che sottende tutte le dualità di cui siamo consapevoli.”

 

Bibliografia

Geloso L. (2022). Il processo creativo loweniano, l’io, il grounding. Corpo e Identità, n. 1-2.

Geloso L. (2025). La regolazione energetico-emozionale attraverso il rapporto tra aggressività e tenerezza. Corpo e Identità, n. 1.

Lowen A. (1958). Il linguaggio del corpo. Milano: Feltrinelli, 1978.

Lowen A. (1970). Il piacere. Un approccio creativo alla vita. Roma: Astrolabio, 1984.

Lowen A. (1975). Bioenergetica. Milano: Feltrinelli, 1983.