Appunti strappati dal cassetto, scritti questa primavera, durante l’isolamento.

“In questo tempo di Primavera, ma per le temperature ed il vento gelido è ancora Inverno (perché è tornato il freddo qui al Nord), è ancora più facile stare al calduccio, nel nido, nella tana. Ma, c’è un “ma”. Ma a fare che? Oziare, lavorare, creare, meditare. In assoluta solitudine se “single in quarantena” e faticosamente se in “quarantena in compagnia”.

Mascherina, guanti, occhiali, delimitano i nostri confini corporei fatti di ossa, muscoli e pelle. Ma il nostro campo energetico no, non è limitabile, si espande all’infinito. “E’ come l’oceano, non lo puoi recintare, non lo puoi bloccare” – Lucio Dalla docet nel suo testo “come è profondo il mare”.

Se ci sentiamo soli, da soli, perché soli con i propri pensieri, ombre, fantasmi, paure che appaiono sullo schermo della mente, che fare? Possiamo chiedere a loro cosa vogliono da noi, che cosa portano, perché sono ancora lì. Scoprire a quale epoca appartengono, interrogandoci, interrogandoli. Cosa chiedono? A volte chiedono di essere visti, ascoltati, considerati, abbracciati, amati, congedati o incorporati.

E noi possiamo dirci, “Io sono anche questo”, certo “io sono anche questo”, ho ereditato tutto questo, ho scoperto tutto questo di me. Ed ha un senso guardare in faccia, o meglio negli occhi, con gli occhi ben aperti, queste presenze che ci abitano. Sono memorie corporee che si liberano?

“Il cambiamento è possibile, ma deve partire dall’accettazione di se stessi”

Alexander Lowen

E di quel che osserviamo che ne facciamo? Farne buon uso e consumo. Siamo tutti consumatori, dicono. Ed i consumatori possono scegliere se depauperare o utilizzare queste presenze, dando loro “voce” e “posto comodo”. Si può collaborare con gli ospiti scomodi e muti. Anzi è necessario cooperare, per tendere alla coerenza di sistema (essere umano-umanità), come spiega Emilio Del Giudice, secondo le leggi della biologia.

Fino a ieri, pagavamo per avere un’oasi di silenzio, adesso – guarda che fortuna – è tutto gratis. Siamo obbligatoriamente costretti ad un eremitaggio, più o meno consapevole, più o meno accettato, a volte sublimato in atti creativi. E in questo eremitaggio, possiamo disperarci, oppure possiamo scegliere di cercare, e forse trovare un “centro di gravità”, che ci faccia sentire anche la nostra essenza, la nostra presenza, il nostro esserci, in questo presente, presente. La presenza va oltre la limitatezza.

Noi non siamo soli, siamo cellule di un’umanità che popola la terra, a ciascuno di noi è chiesto di essere il meglio di sé, di dare il meglio di sé, di operare al meglio di sé. E la fatica e la conquista di ciascuno noi ci aiuta a progredire, come umanità. E quello che basta a noi, e di riflesso agli altri, è di occuparci di noi, di stare bene, in salute, di essere sereni e con la speranza nel cuore, di avere buone e alte vibrazioni, per bilanciare lo squilibrio dato da questi momenti concitati di paura e sopraffazione. L’umanità progredisce se cooperiamo, vicini, anche se lontani. Volersi bene e volerci bene è possibile, non siamo mai soli.

Vedi anche articolo di aprile 2020 – Considerazioni di Primavera:

https://www.bioenergetica-lowen.it/considerazioni-di-primavera-e-noicisiamo-di-diana-m-scubla-psicologa-psicoterapeuta-siab/