Incontro: 26 Ottobre 2020

Docenti intervenute: Piera Sacchi, Livia Agresti

 

Nell’esperienza la dottoressa Piera Sacchi ci ha accompagnati in un “viaggio nel e del cuore” attraverso il suono, suddivisa in due momenti distinti.

Nella prima fase, in una posizione da sdraiati quindi comoda e rilassata e ad occhi chiusi, abbiamo compiuto “un viaggio nel tempo”, attraverso una visualizzazione guidata che ci ha permesso di vedere noi stessi a 20 anni poi a 10, 5 e l. Poi, attraverso l’ascolto della registrazione di un ritmo cardiaco come simulazione del battito del cuore di nostra madre, abbiamo avuto l’occasione di rivivere oggi ciò che abbiamo percepito e sentito nella “pancia di mamma”. Il riascoltare il “primo suono ascoltato” cioè il battito del cuore della propria madre, anche se in modalità simulata, permette di vivere un’esperienza colma di sensazioni ed emozioni attraverso il contatto con le proprie memorie corporee: personalmente ho avuto la possibilità di esperire come ho percepito l’ambiente che mi ha accolto durante il periodo prenatale.

Nella seconda fase, sempre in una posizione rilassata ma da seduti, abbiamo ascoltato prima il ritmo del nostro cuore anche nelle varie parti del corpo, poi sentito il battito cardiaco appoggiando le mani sul petto. Di seguito siamo stati invitati a continuare ad ascoltarne il suono lasciandoci anche muovere liberamente al suo ritmo, questa volta in posizione eretta. L’esperienza è proseguita con un esercizio a coppie: siamo stati invitati a contattare visivamente gli altri compagni del gruppo scegliendone poi uno, con il quale è stato possibile, appoggiando la propria mano sulla sua, sentire il suono ed il ritmo del suo cuore, per poi permettere all’altro di sentire il nostro cuore con la sua mano poggiata sulla nostra. Questo mantenendo sempre anche il contatto visivo.

Al termine di ciascuna delle due sessioni è stato dato ampio spazio ad ognuno per verbalizzare i propri vissuti e le emozioni provate durante questa esperienza a mio avviso profonda e delicata.

La sessione è terminata con un esercizio di “bend over”, il quale favorisce il senso di radicamento nel corpo permettendo di abbandonare la testa e rilassare le tensioni alla spina dorsale. In questa posizione inoltre si approfondisce il respiro in maniera naturale e al contempo si dà protezione alle parti tenere e al corpo.

L’incontro è stato molto interessante in quanto mi ha dato la possibilità di entrare in contatto con parti di me non accessibili attraverso il pensiero: ritengo sia quindi un ottimo aiuto sia come fase conoscitiva che come fase riparativa del proprio vissuto.