Conobbi Ben Shapiro tanti anni fa, in un workshop organizzato da Michael Sonntag, Local trainer della Società Bioenergetica Svizzera, a Berna, ove Shapiro presentava il “Curling: a new, surprising and gentle way to stimulate your instinctual life-energy and help build boundaries”.

Ho seguito poi per vari anni i suoi workshop sia in Italia che all’estero.

L’innovazione teorica più importante di Shapiro è l’introduzione, all’interno del paradigma energetico quantitativo di Lowen, di una “marcatura” qualitativa. Secondo lui, il paradigma energetico loweniano  non è in grado di interpretare adeguatamente la psicopatologia di vari quadri clinici contemporanei. Shapiro ha cercato di uscire da questa impasse elaborando il suo modello degli stati dell’Io, che combina la teoria dell’analisi transizionale (bambino, genitore, adulto) con il modello energetico. Vediamo questo tipo di operazione anche da parte di altri teorici bioenergetici che hanno integrato parti di teorie provenienti da campi differenti come le neuroscienze o l’approccio polivagale di Porges con il pensiero di Alexander Lowen. Tale operazione comporta però a mio avviso molti problemi teorici dovuti a numerosi ostacoli epistemologici.

Shapiro ha elaborato questa innovazione teorica anche mediante concetti specifici, introducendo una terminologia particolare come “il diavolo”, “la diavoleria”, “l’azienda ideale”, “diavoleria esteriore e diavoleria interiore”[1]. Questa terminologia piuttosto esoterica è a mio parere poco adatta a caratterizzare l’euristica delle funzioni mentali. Credo inoltre che sia stata un ostacolo per la diffusione della sua elaborazione teorica; infatti la sua proposta ha riscosso poco interesse sia nel campo della formazione sia nel seguito che vi è stato nelle pubblicazioni e studi nell’ambito della bioenergetica.

A ben guardare, la riflessione di Shapiro prende avvio dall’analisi sulle resistenze, sul transfert negativo, sul controtransfert del terapeuta, nella scia del pensiero di Wilhelm Reich. In questo modo toglie dalla relazione terapeutica quella patina romantica, di amore incondizionato, di empatia pervasiva del terapeuta che spesso sembra caratterizzare il rapporto terapeutico. La negatività abita anche il terapeuta oltre che il paziente. Infatti, scrive Shapiro, “nella nostra relazione terapeuta-paziente c’è sempre un profondo sospetto inconscio sia da parte del cliente nei confronti del terapeuta che viceversa, e pure sui fini stessi della terapia”. Partendo da questo assunto, attraverso la gestione della “diavoleria”, come la chiama, Shapiro offre un metodo per gestire il transfert negativo da una parte e dall’altra, ovvero “la possibilità di un rilascio incanalato della negatività, in terapia, che mette a disposizione una grande quantità di energia e vitalità”.[2]

Offre inoltre un’analisi degli stati dell’Io, attraverso i quali si può individuare, ad esempio, quale aspetto del bambino il paziente sta esprimendo rispetto ai suoi quattro sotto-Sé[3].

 

Boundary e Grounding

Per Shapiro è possibile costruire un confine fisico energetico di supporto mediante esercizi di carica e contenimento, efficaci a rafforzare il funzionamento del nostro Io adulto. Mediante questo sentiero teorico-pratico interpreta il problema dello schizoide flaccido, affetto da confini troppo “sciolti e aperti”. Con le sue proposte, l’autore cerca di affrontare aspetti della psicopatologia contemporanea, caratterizzata in prevalenza più dal senso del vuoto (”modello del palloncino sgonfiato a cui Ben era affezionato”), dello svuotamento e della flaccidità che dalla rigidità contenitiva.[4]

A Ben Shapiro non mancava il senso ironico. Infatti, nella prefazione di un suo workshop, tenuto a Cape Code, Massachusetts, si legge: “mi rammarico che queste note non comunichino il senso di curiosità, gaiezza e divertimento che c’è nei nostri workshop. Certamente abbiamo bisogno di ridere delle nostre debolezze e non prenderci troppo sul serio”.[5]

Con Ben Shapiro se ne va uno dei padri fondatori della Bioenergetica, collaboratore di A. Lowen, con cui ha condiviso un lungo percorso di vita e di lavoro. Nel suo tentativo di far evolvere la bioenergetica, mi sembra però che manchi una certa analisi a fondo dell’impatto dei grandi cambiamenti culturali, sociali e antropologici sulle teorie nate all’inizio del ‘900.

Considerazioni che invece fa un’altra figura storica della bioenergetica come Robert Hilton: “qualcosa che non va se i nostri ideali teorici rimangono stagnanti e impermeabili al cambiamento per troppo tempo. La teoria è la migliore risorsa per concettualizzare l’esperienza del paziente, sono arrivato alla conclusione che ogni teoria sulla natura umana rappresenta sempre un fatto descritto entro i limiti di una prospettiva culturale di un ristretto e specifico periodo storico e sociale. Se, quando i mutamenti culturali incombono, si cerca di aggrapparsi a ciò che si è ritenuto una verità originaria del fondatore della teoria, si sviluppa, in questo modo, l’ortodossia e il fondamentalismo. La difesa della teoria diventa più importante dei bisogni delle persone; le vecchie idee non sono mai all’altezza dei cambiamenti e in armonia con le esigenze attuali” (Discorso tenuto in commemorazione di Alexander Lowen dal titolo: L’uomo, l’eredità e il futuro della bioenergetica).[6]

A mio parere il lascito più importante di Ben Shapiro è l’attenzione posta sulle dinamiche del controtransfert, partendo dalla domanda che ogni terapeuta dovrebbe porsi riguardo le trappole della collusione con il paziente: “Il mio stato di benessere è dovuto alla collusione”?[7]

A partire da questa domanda propone le sue sette linee guida per gestire il controtransfert:

  1. Rafforzare l’Io osservatore.
  2. Sviluppare un atteggiamento di meraviglia e di umorismo.
  3. Lasciarsi manipolare dal paziente per poi “sensibilizzarsi” di nuovo.
  4. Arrendersi alla propria impotenza.
  5. Registrare le emozioni del proprio controtransfert “oscuro”.
  6. Contenere la risposta immediata sia positiva che negativa.
  7. Elaborare una ipotetica comprensione del controtransfert negativo.

Infine raccomanda di usare la tecnica del “Rock and Roll”, una forma di “tira e molla”, per fare uscire il paziente dall’impasse, situazione simile a una macchina impantanata nel fango. (2)

Riposa in pace Ben, certamente te la stai ridendo!

 

Note

[1] Ben Shapiro: “I diavoli in noi. Energizzare la negatività può essere positivo”. In Grounding (1), 2006, pag. 67-86.
[2] Ibid.
[3] Ben Shapiro: “Sei componenti della costruzione del confine in Bioenergetica”. Dispense della conferenza internazionale IIBA, Cape Code, MA, 2005.
[4] Ibid.
[5] Ibid.
[6] Celebrating Alexander Lowen 09 The Man, The Legacy, and the Future – YouTube
[7] Ben Shapiro: “Sei componenti della costruzione del confine in Bioenergetica”. Dispense della conferenza internazionale IIBA, Cape Code, MA, 2005.