Nel corso degli ultimi anni di studio nella facoltà di Psicologia spesso ci domandiamo se è il caso di continuare a studiare, quale modello teorico scegliere e quindi quale formazione post-laurea è meglio per noi. Credo, allora, sia importante chiarire alcune tematiche e comprendere qual è il panorama nel quale si muovono le scuole di psicoterapia in questo momento specifico.

Sicuramente stiamo assistendo ad un cambiamento culturale sempre più rivolto al benessere, alla sua promozione e agli interventi di prevenzione.
Da qui un ruolo sempre più sociale della psicoterapia, che opera nei rapporti sociali, attraverso il lavoro di gruppo. Questo aspetto non è affatto banale se consideriamo i cambiamenti avvenuti negli ultimi vent’anni nella psicologia clinica, dove gli aspetti di intersoggettività hanno avuto e hanno un ruolo centrale.

Per questo la psicoterapia e i nuovi paradigmi scientifici si pongono domande e pensano a possibili interventi su tematiche come la psicologia dei gruppi, la relazione mente-corpo, il sistema della famiglia, gli studi sul prenatale, le neuroscienze.

Questo è il contesto nel quale si fa strada la riscoperta del corpo tra le scienze cognitive. La distanza epistemologica tra mente e corpo ha da sempre influenzato le ricerche sulla comprensione della mente e lo studio dei meccanismi cognitivi.

Il Modello teorico dell’Analisi Bioenergetica si basa proprio sull’interazione mente/corpo e studia in modo approfondito gli aspetti corporei, considerandone i processi energetici, i processi somatici-relazionali e relativi alla memoria implicita, o memoria corporea. Rientra tra gli approcci che rifiutano il dualismo mente/corpo e considerano la mente incorporata in un organismo visto nella sua interezza e situato, a sua volta, nel contesto biologico e culturale.

In questa prospettiva la percezione, la cognizione e l’azione si arricchiscono dell’esperienza soggettiva: attraverso l’atto percettivo gli oggetti ci offrono potenziali di interazioni con il nostro corpo, nella nostra continua attività corporea percepiamo la realtà che assume significati diversi rispetto alla modalità affettiva che predisponiamo.

In Analisi Bioenergetica le modalità di interazione, la correlazione tra la stimolazione e il movimento funzionale all’organismo, sono leggibili nel corpo che racchiude le sue memorie e le sue posture, la storia evolutiva della persona. Attraverso il lavoro sul corpo e la relazione terapeutica si può riattivare e trasformare la memoria implicita che non è mai statica.

Il vissuto nella memoria implicita può essere raggiunto in analisi attraverso il lavoro sul sogno, l’attenzione alle dinamiche transferali e controtransferali, agli enactment, all’ascolto prosodico della voce a elementi extra verbali come l’osservazione dell’espressività facciale e posturale e altri elementi sensoriali e percettivi.

Il lavoro corporeo facilita l’incidenza sulla memoria implicita; e la mediazione corporea nel setting favorisce l’incontro autentico tra l’analista e il paziente che, a sua volta, influisce anche sulla memoria procedurale: nello spazio/incontro del setting osserviamo quelli che Stern definisce i “now moments”, ossia lo stato di presenza, momento per momento, che determina l’incontro autentico, le “sloppyness”, la situazione di comodità del cliente che, sentendosi accolto, ha la possibilità di lasciarsi andare a momenti di confusione e trascuratezza, i WFM, “Weird Fucking Moment”, quei momenti carichi di tensione, imprevedibili, che determinano una svolta del processo terapeutico.

I movimenti bio-energetici proposti nel setting terapeutico rappresentano l’esperienza emozionale correttiva che genera l’insight proprio perché riattivano anche la memoria implicita e permettono al paziente una ricostruzione ed elaborazione degli aspetti legati all’infanzia, prima sul piano corporeo, e quindi in modo diretto, intuitivo e poi su quello verbale. Questa è la ricchezza di lavorare e formarsi come terapeuti con la consapevolezza di una mediazione corporea che non è scontata ma richiede un training approfondito e stabile.

La tecnica di lavoro sulle memorie implicite consiste in una serie di esperienze corporee guidate dal terapeuta, focalizzate su alcuni o più distretti corporei che rappresentano dei punti nodali della nostra storia evolutiva e che si configurano attraverso delle caratteristiche ben precise nel caso di una memoria traumatica, di un azione difensiva ripetuta, di un impulso motorio bloccato cronico o di un azione funzionale all’espressione di sé.

Infatti ogni espressione personale inibita, ogni bisogno fondamentale minacciato, è rintracciabile a livello corporeo sotto forma di blocchi muscolari profondi, inibizione respiratoria, alterazione del livello e del funzionamento energetico.

Le tecniche dell’Analisi Bioenergetica richiedono uno studio accurato e profondamente metabolizzato dell’integrazione tra la sfera psichica e quella somatica, del costituirsi dei meccanismi psichici alla base dei “caratteri” delineati dagli studi di Wilhelm Reich e in seguito da Alexander Lowen, per facilitare la comprensione dei processi energetici corporei che si attivano nella storia evolutiva personale.

Il nome stesso bioenergetica è stato scelto da A. Lowen per indicare i processi energetici alla base dell’essere vivente nella sua relazione con il contesto: è lo studio più accurato che disponiamo sul rapporto tra la psiche e il corpo nel processo dello sviluppo della personalità.

Il metodo ha mantenuto un approccio tradizionale, legato alle osservazioni cliniche di A. Lowen, sia perché richiede un tempo adeguato per l’assimilazione esperienziale, sia e soprattutto perché validato e in linea con le ultime scoperte scientifiche delle Neuroscienze e dell’Infant Research e dell’Embodied Cognition.

Infatti il tema della cognizione incarnata ha fornito molti sviluppi in molti ambiti disciplinari di ricerca quali la robotica, la percezione e l’azione, la cognizione sociale e semantica, molto utili per comprendere le tecniche bioenergetiche. Lo sviluppo di una semantica secondo un paradigma Embodied ci permette di considerare l’importanza della corporeità non solo nella comprensione individuale del linguaggio ma il suo ruolo nella relazione intersoggettiva, nella quale cerchiamo di comprendere le intenzioni che sottendono le azioni altrui, cerchiamo un punto di riferimento sociale per l’apprendimento e la comprensione di parole, di frasi e soprattutto di contesti.

Partendo da questi assunti il ricorso a concetti spaziali, la consapevolezza che abbiamo del nostro corpo, la sensibilità sensorimotoria, il movimento, la memoria corporea sono alla base della mediazione corporea all’approccio esperienziale dell’Analisi Bioenergetica.

Per questo l’Analisi Bioenergetica pratica l’azione integrata all’espressione vocale e le tecniche di movimento che permettono di attivare, sentire e trasformare specifici schemi sensori-motori e i processi cognitivi emotivi sottostanti. L’esperienza corporea è strettamente legata al sistema di riferimento del corpo in movimento e dalla capacità di modulare l’intenzionalità dell’azione, alla possibilità di percepire in modo complessivo e dinamico la relazioni psico-corporee.

Queste tecniche si utilizzano, con diverse modalità, nella terapia individuale, nella psicoterapia di gruppo ma anche durante la classe di movimento bioenergetico.

L’Analisi Bioenergetica è pioniera in questo nuovo paradigma scientifico e ci mostra un ampia osservazione clinica delle ricerche effettuate negli ultimi vent’anni.

Sin dalla nascita si ha un accoppiamento esperienziale sé/altro sostenuto da un sistema di risonanza sensorimotoria attivata grazie ai circuiti mirror, ed edificante di un sé cosciente intersoggettivo. L’Analisi Bioenergetica studia proprio come i bisogni primari non soddisfatti determinano una rottura dei legami, come questo sia destabilizzante e impossibile da integrare a livello corporeo e psichico tanto da creare un blocco dei processi energetici corporei naturali, il cui movimento principale sarebbe quello verso l’esterno, di apertura, fiducia, espansione.

Inoltre assegna un ruolo di rilievo anche alle variabili ambientali insieme a quelle motorie e corporee: la coscienza è qualcosa che facciamo, è un processo dinamico in continuo movimento e non qualcosa che accade interiormente ma che si estende fuori dei confini neurali e corporei verso e con l’ambiente.

Questo ci conduce ad una lettura diversa della soggettività la quale lascia il metafisico per entrare nel senso dell’esperienza vissuta, di co-partecipazione all’ambiente, all’oggetto che, a sua volta, non è più solo manipolabile o utilizzabile; apre le porte ad una visione ecologica e biologica della Psicologia la quale, attraverso la valorizzazione del vissuto esperienziale soggettivo, può invitare ad una educazione planetaria, ad una consapevolezza di sé, prima corporea e poi integrata dello stare nel mondo e con esso in una relazione alla pari.

In questo contesto il corpo diviene il tramite, il ponte tra il soggetto e l’oggetto inteso nella sua struttura fisica e biologica, fenomenologica ed esperienziale. L’azione terapeutica dell’esperienza corporea nel paradigma bioenergetico, quindi, si carica di una intenzionalità funzionale ad una evoluzione del sistema, al processo interazionale, conoscitivo e alla costruzione di senso, favorendo l’introduzione, fondamentale, degli aspetti intuitivi, emotivi e più istintuali.

Nell’Analisi Bioenergetica la comunicazione verbale e gli aspetti relazionali ed analitici si uniscono alla tecniche di lavoro corporeo, e la possibilità di approfondire e studiare parallelamente le ricerche effettuate dai sostenitori del paradigma Enattivo e Embodied ci spiegano l’importanza di non sottovalutare la comunicazione corporea e il movimento nel setting terapeutico. Il cambiamento terapeutico si ha nel processo della relazione attraverso la creazione di una alleanza terapeutica riparativa, e agendo a livello implicito e corporeo.

L’azione terapeutica e il setting diventano lo spazio-tempo nel quale vi è la massima integrazione tra i fattori cognitivi, affettivi e relazionali; è l’attività inclusiva dove le parole si intrecciano ai gesti, ai movimenti, all’espressione corporea e all’individuo nella sua interezza. Il movimento e le interazioni corporee costituiscono il livello base dei processi di costruzione di senso e influiscono quindi retroattivamente sul livello fenomenale, emotivo e cognitivo.

Le tecniche ad approccio corporeo presentano uno strumento valido in molteplici situazioni e soprattutto con i pazienti o con i bambini in cui l’elaborazione verbale non è sufficiente. Inoltre essere allenati alla sensibilità corporea, alla lettura del corpo e a considerare gli aspetti sensori-motori come costituenti del frame cognitivo personale e dell’Altro, e quindi della relazione, permette di adattare il setting terapeutico alla co-costruzione di significati.

La risonanza corporea nella relazione terapeutica o nel gruppo e l’apprendimento esperienziale, diventano uno strumento utile e immediato al cliente.
Nel processo di co-costruzione assume un ruolo centrale lo stato di presenza: la relazione tra il terapeuta e il cliente si crea momento per momento ed ha un ruolo molto più rilevante della sola tecnica, che può dare uno stato di sicurezza al terapeuta, ma impoverisce la forza trasformativa della relazione partecipativa, spontanea, situazionale, autentica, definita dall’incontro nel qui ed ora.

Questo è un altro aspetto fondamentale del training di formazione come psicoterapeuta Analista Bioenergetico poiché il metodo è un processo che viene appreso attraverso un approccio esperienziale che permette l’elaborazione e la metabolizzazione sia dei vissuti personali sia dell’Analisi del Carattere di Lowen.

La metabolizzazione degli aspetti teorici avviene attraverso l’esperienza ripetuta e il lavoro corporeo individuale e di gruppo; richiede tempo ed energie per stare nell’ascolto e nella pratica degli argomenti trattati e assimilarli profondamente per poi riportarli nel lavoro psicoterapico in modo fluido, accogliendo l’imprevedibilità dei momenti presenti senza nascondersi dietro interventi tecnici standard; questo favorisce un autentico incontro esperienziale che può essere di grande beneficio al processo terapeutico.

In conclusione i nuovi paradigmi nelle scienze cognitive determinano come possiamo vedere importanti implicazioni nella psicoterapia e nella clinica quali la centralità del corpo, lo stato di presenza nella relazione a mediazione corporea, l’interazione e le risonanze nel setting terapeutico. Ci permettono di comprendere lo spazio nel quale si deve poter muovere lo psicoterapeuta, l’esperienza necessaria e le implicazioni sociali del ruolo professionale.

 

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