30/11/2018 | Livia Geloso

  Tutto questo riverbera fortemente nel campo della psicoterapia, nel quale tutte le scuole di approccio verbale si stanno dotando di tecniche corporee con scarsa attenzione all’esistenza dell’approccio corporeo in psicoterapia, approccio che origina dal movimento di riscoperta del corpo, sorto tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, così come il teatro e la danza moderni, ed esiste ormai quasi da un secolo (Geloso, Bioenergetica e teatro, 2018).

Tutto ciò avviene anche perché l’approccio corporeo in psicoterapia – e io parlo a partire dalla corrente a cui appartengo, l’analisi bioenergetica – a mio parere affronta delle difficoltà nel fondare e nel comunicare la propria identità in chiave filosofico-epistemologica e storico-culturale, come i tempi richiedono, proprio perché non appartiene al mainstream, ma si è sviluppato specificatamente per controbilanciare, attraverso proprio la focalizzazione sulla pratica corporea, sia l’intellettualismo accademico imperante che la razionalità strumentale causa della deriva tecno-economica.

  D’altra parte, negli ultimi anni, si assiste al fatto che “la riflessione filosofica sui temi della corporeità e del rapporto di questa con l’ambito del mentale è in grande espansione, attraverso diversi settori: la fenomenologia, la filosofia della mente e le scienze cognitive.” (Bianchi, 2011, p.123). Dunque, sulla base sia del dibattito in corso all’interno del campo delle neuroscienze che della riflessione filosofica sulla corporeità e sulle neuroscienze, propongo di mettere in rapporto l’approccio corporeo in psicoterapia, a partire dall’analisi bioenergetica, inquadrato nel contesto del movimento di riscoperta del corpo, con la maggiore corrente filosofica che si è occupata della corporeità, la Fenomenologia.

La Fenomenologia costituisce una delle maggiori correnti filosofiche, in generale, e ad essa fanno riferimento molti esponenti dell’attuale dibattito nel campo delle neuroscienze, nonché delle neuroscienze affettive. Cito solo tre autori per dare un’idea a chi mi legge: Varela e la ‘neurofenomenologia’, Gallagher e la ‘mente fenomenologica’, Gallese e la voce che ha curato per la Treccani, ‘Neuroscienze e fenomenologia’ (2009). In questa sede, per ragioni di spazio, accenno appena all’importante influenza della Fenomenologia sulla psicoterapia, in generale, a partire dal mondo della psichiatria, con Karl Jaspers (1883-1969) e Ludwig Binswanger (1881-1961), fino agli italiani Eugenio Borgna  e Umberto Galimberti, tra gli altri. Tornerò in futuro su questo tema.

  L’intento del presente articolo è duplice: primo, quello di portare all’attenzione la questione della necessità di intervenire, sia nella cultura diffusa che nei campi specifici delle neuroscienze e della psicoterapia, per favorire la contestualizzazione dello sviluppo delle neuroscienze e del dibattito sulla corporeità dal punto di vista della storia delle idee, comprendendo l’apporto del movimento di riscoperta del corpo; secondo, quello di porre le basi epistemologiche per un dialogo con gli approcci filosofici, neuroscientifici e psicoterapeutici che fanno riferimento alla Fenomenologia, portando l’attenzione sui vari punti di intersezione storico-culturale e filosofica esistenti tra il movimento di riscoperta del corpo e la Fenomenologia, a cominciare dal contesto originario in cui affondano entrambi le radici e dai successivi contesti in cui hanno continuato a svilupparsi, intrecciandosi spesso attraverso esperienze di vita collettiva e individuale, come la ‘stagione dei movimenti’ negli anni Sessanta e Settanta del XX secolo.

   Un nodo tematico che accomuna il movimento di riscoperta del corpo e la Fenomenologia è sicuramente l’impegno antidualista e antiriduzionista da cui scaturisce proprio l’interesse per la corporeità, che si è espresso più dal punto di vista delle pratiche corporee, nel primo, e più dal punto di vista della partecipazione all’agone filosofico-teoretico, nella seconda. La scelta di porre l’enfasi sulle pratiche corporee è stata sicuramente una scelta radicale e anche politica per incidere fortemente sul ‘mondo-della-vita’, il Lebenswelt, sull’esperienza vissuta, l’Erlebnis, come potremmo dire usando parole care al fondatore dell’approccio filosofico fenomenologico, Edmund Husserl (1859-1938).

Ho trovato nel libro più famoso del filosofo Hans-Georg Gadamer (1900-2002),intitolato ‘Verità e metodo’, un chiaro collegamento tra il movimento di riscoperta del corpo e la Fenomenologia: “Il richiamo di Schleiermacher al sentimento vivente contro il freddo razionalismo illuministico, l’appello di Schiller alla libertà estetica contro la meccanicità della società, la contrapposizione hegeliana del Leben (più tardi dello Spirito) alla ‘positività’ sono l’avanguardia di una protesta contro la moderna società industriale che, all’inizio del nostro secolo, doveva innalzare le parole Erlebnis e Erleben al rango di parole d’ordine liberatrici di sapore quasi religioso. La rivolta della Jugendbewegung (Movimento della gioventù) contro la cultura borghese e le forme di vita connesse si colloca sotto questo segno e nella stessa direzione agisce l’influsso di Nietzsche e di Bergson” (Bompiani, 2010, p.90).

La Jugendbewegung insieme al movimento della Lebensrefrom (Riforma della vita) hanno costituito la spina dorsale del movimento per la riscoperta del corpo, tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento (Geloso, Bioenergetica e teatro, 2018), e i riferimenti filosofico-culturali fondamentali erano Nietzsche e Goethe, oltre che Bergson. Oggi sappiamo altresì che è esistito un intreccio tra gli USA e l’Europa particolarmente interessante per la nostra ricerca: quello tra Emerson, il padre dell’identità americana e Nietzsche. Emerson si era appassionato alla cultura tedesca, in particolare a Goethe e a Schelling, e Nietzsche, a sua volta, si appassionò al pensiero dell’americano. La scoperta di questo intreccio mi sta aiutando potentemente a definire le matrici epistemologiche dell’analisi bioenergetica (Geloso, Il Progetto Reading Lowen, 2017).

   Inoltre, attuali analisi filosofiche (Rosciglione, 2005) sull’idea nietzscheana di natura umana e di corporeità mi stanno fornendo preziose indicazioni sull’atteggiamento antidualista e antiriduzionista del filosofo di riferimento del movimento per la riscoperta del corpo (Geloso, Nietzsche ci spiega perché ci interessa Damasio, 2018). Approfondirò quest’argomento in un prossimo elaborato. Per ora, concludo ricordando, in breve, cosa si intende per antidualismo e antiriduzionismo e sul perché questi argomenti siano così profondamente implicati nella questione della corporeità.

  Ripartendo da Husserl, ricordo che ha affrontato la riduzione positivistica dell’idea della scienza all’idea di una scienza di fatti e la conseguente perdita del suo significato per la vita, cosa che favorisce l’alienazione dell’essere umano scisso inesorabilmente tra oggettività e soggettività e ridotto a cosa tra le cose. Di fronte a tutto questo, si è impegnato nella ricerca di un metodo di conoscenza che ponesse al centro il rapporto tra coscienza e corporeità per ridefinire la condizione umana nell’epoca dello sviluppo tecnologico. Infatti, il primo contenuto della coscienza è il corpo, nel duplice aspetto di corpo oggettivato e di corpo vissuto, secondo la considerazione comune a tutti gli esseri umani: “Io ho un corpo. Io sono il mio corpo.” Tutto ciò si esprime molto chiaramente in tedesco attraverso l’uso di due diverse parole: Koerper, il corpo oggettivato, quello della scienza, e Leib, il corpo vissuto.

Mentre scrivo queste righe conclusive, risuonano in me le parole di Nietzsche quando in ‘Così parlò Zarathustra’, nel capitolo ‘Dei dispregiatori del corpo’, alza forte la sua voce affermando: “Vi è più ragione nel tuo corpo che nella tua maggiore saggezza.” Dopo aver lanciato, poco sopra, un monito che, credo, faccia anche oggi vibrare chi appartiene al nostro approccio: “Leib bin ich ganz und gar.”, ovvero “Corpo io sono in tutto e per tutto.” (Adelphi, 2000, p.33). E mi pare gli faccia eco Lowen che chiude così ‘Bioenergetica’: “Per raggiungere (l’)integrazione occorre cominciare con l’essere il corpo – tu sei il tuo corpo (e) bisogna finire con l’essere la parola – tu sei la tua parola. Ma la parola deve venire dal cuore (Feltrinelli, 1991, p.305)

Biblio-sitografia

Bianchi, A. (2011). Platone, Nietzsche e il ‘mind-body problem’. ACME- Università degli Studi Milano, vol. LXIV, fasc. I, gennaio-aprile.

Gadamer, H.-G., (1960). Verità e metodo. Milano:Bompiani, 2010.

Geloso, L. (2017). Il Progetto Reading Lowen. Blog e profilo face book Siab.

Geloso, L. (2018). Bioenergetica e teatro in dialogo. Blog e profilo face book Siab.

Geloso, L. (2018). Nietzsche ci spiega perché ci interessa Damasio. Blog e profilo face book Siab.

Lowen, A. (1975). Bioenergetica. Milano:Feltrinelli, 1991.

Nietzsche, F.N. (1885). Così parlò Zarathustra. Milano:Adelphi, 2000.

Rosciglione, C. (2005). Homo Natura. Autoregolazione e caos nel pensiero di Nietzsche. Pisa:ETS.